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La mia terra non mi parla (o io ho smesso di ascoltarla)

Tramonto sicilia

Ho sempre avuto un rapporto altalenante con la Sicilia.
Da ragazzo volevo partire e lasciarla, crescere e tornare a casa da eroe, un po’ come Ulisse… Una volta partito però tutto è iniziato a cambiare, e così anch’io, ho dimenticato di tornare. Sono passati altri due anni, il richiamo è forte: è il momento di partire. Da subito riconosco quel calore, l’aria afosa, umida e salina della mia terra… Presto mi accorgo che qualcosa è cambiato: intorno a me tutto è più secco, arido, desertico di come lo ricordavo… “Il 70% della Sicilia è a rischio desertificazione, il 30% forse è già deserto” mi dice un amico, uno di quelli che in Sicilia c’è rimasto. In Sicilia l’acqua è un problema, non ci sono fontanelle di acqua potabile dove poter bere. L’acqua da bere si compra in bottiglia, rigorosamente in plastica, sempre. Molte abitazioni rimangono senza acqua per giorni… Tutto questo è destinato a peggiorare. La cultura della sostenibilità è talmente indietro che più di una volta ho avuto difficoltà (o imbarazzo?) a raccontare del progetto a cui lavoro, o del perché uso la borraccia col filtro e chiedo al barista di riempirmela. Ho detto a mia nonna che non avrei mangiato le polpette stavolta. “La Sicilia sta morendo?” Mi sono chiesto impaurito. Ecco, questa domanda mi accompagnato per tutto il viaggio, mi ha segnato, spaventato, e in un certo senso “cacciato” da lì. Ancora adesso che sono tornato mi chiedo se sia vero che tutto è cambiato, se la mia terra, quella che chiamavo Casa, stia davvero morendo lontano; o sono io, ad aver preso vita altrove.

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